Un buco nell'acqua.

venerdì 2 settembre 2011

Ma vuoi mettere risorgere?

Gli analfabeti nascono dal rasoio di Occam.
Dalla necessità di recidere il superfluo, di sforbiciare orpelli e fronzoli e di fare spazio.
Dall'esigenza di dire lo stretto necessario.
Di affermarlo con lucidità e razionalità, ma senza arroganza.
Con tutte le riserve, i dubbi e le possibili interpretazioni che si porta dentro un'opinione.
Non propongono manifesti programmatici, se non la prerogativa di fare pulizia.
Di cancellare e riscrivere fino all'essenziale.
Quell'essenziale che tanto vacilla sul confine col vuoto quanto più se ne distanzia.
Vengon fuori da un bisogno privato di ordine mentale.
Niente più che questo.
Il desiderio inemendabile di fare chiarezza, di guardare al mondo con la maggior nitidezza possibile. Falciare e poi limare con la massima attenzione.
E allora via, sgomberare la scrivania da quel che non ci serve.
Una penna, un foglio bianco, un tavolo da lavoro.
Bruciare il resto, che è solo distrazione.
Saper scegliere la materia per qualità ed intelligenza.
Provare a lavorarla a mani nude, come vecchi artigiani.
Modellarla tra le dita, scovare i suoi punti deboli, saggiarne la resistenza e la corposità.
Perdere tempo a scavare, disossare, sradicare.
Estirpare tutto quello che può confonderci, disorientarci, silenziarci.
Partire dal presupposto di non saper né leggere né scrivere.
E ricominciare, ogni volta da capo.





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