Un buco nell'acqua.

mercoledì 2 novembre 2011

O si vende o si chiude.


mercoledì, 2 novembre 2011 - 0:00
Quante sovvenzioni ricevono i quotidiani in Germania? Me lo chiedono dall'Italia. Neanche un euro.
Risposta esatta e imprecisa, come sempre, se si è laconici. I tedeschi rispettano con rigore luterano la libertà di mercato. Hanno lasciato fallire centinaia di imprese della vecchia Ddr, dopo la caduta del Muro, preferendo pagare miliardi in sussidi di disoccupazione piuttosto che aiutare chi si trovava in difficoltà. O si vende o si chiude, disse Helmut Kohl, le stesse parole rivolte da Helmut Schmidt negli anni 1970 alla Volkswagen (Xetra: 766400 -notizie) , la grande azienda di Stato che si trovava in cattive acque e chiedeva aiuti pubblici (a quel tempo possibili). Fate auto migliori o chiudete, rispose il Cancelliere, soprannominato Die Schnautze, il grugno. E a Wolfsburg produssero auto concorrenziali, come si può constatare anche oggi.

Dunque, o si fanno giornali che si vendono, o si chiude. Io sono d'accordo, purché tutti rispettino le regole. I quotidiani scritti nella lingua di Goethe non riceveranno elemosine, ma sono protetti come i koala o i panda. Perché giornali, riviste e libri non sono prodotti come tutti gli altri. L'articolo 5 della Costituzione garantisce la libertà di stampa, ma un aiuto pubblico diretto la metterebbe in pericolo, ritengono in molti. Le misure sono altre. La tv, e anche la radio, ha un tetto alla pubblicità, con limiti per quella locale. Così una buona metà della torta rimane alla carta stampata. Da sempre è lecita la pubblicità comparativa e, per paragonare un'auto a un altro modello, è più adatto un giornale. Uno (KOSDAQ: 114630.KQ - notizie) spot tv è solo, diciamo, impressionistico, evocativo. E, cosa più importante, sono vietati gli sconti.
In Germania non stanno attenti solo all'indice di ascolto, ma controllano anche l'indice di attenzione: quanti si ricordano di uno spot? L'analisi condotta dai pubblicitari ha dimostrato che servono almeno una trentina di spot affinché lo spettatore si ricordi del prodotto. Una campagna in tv è quindi costosissima e riservata alle grandi società che vendono auto, detersivi e prodotti simili. Gli altri si rivolgono a riviste e quotidiani. Misure che esistono anche in Italia. Solo che in Germania vengono rispettate.
Inoltre è tutto il sistema che funziona. Io compro i giornali dal benzinaio all'angolo della mia strada o li prendo ai distributori automatici alla fermata del bus (che non vengono scassinati), e altri li ricevo per abbonamento. Al mattino alle 5 me li trovo innanzi alla porta del mio appartamento. Non ho mai sorpreso chi li consegna: forse un pensionato, o uno studente prima di andare a scuola. Oppure mi giungono per posta, in mattinata. Le poste sono puntuali, anche se i tedeschi si lamentano, e le case editrici godono di tariffe agevolate. A proposito di tasse, io posso dedurre dalla dichiarazione il conto del giornalaio e anche i libri. Sono spese professionali, anche per un insegnante o per i genitori, per i figli che studiano.
Alla sera, se si va al ristorante o al cinema, si può comprare da uno strillone il quotidiano del giorno dopo. Ciò dimostra che le redazioni chiudono prima di sera. Un notevole risparmio sui costi di produzione. Ma è tutto il paese che civilmente chiude prima di cena. A nessun politico salterebbe in testa di rilasciare una dichiarazione importante dopo le 17. I quotidiani non avranno notizie in meno rispetto al telegiornale delle 20. Comunque i lettori li comprano non per le notizie ma per gli approfondimenti, i reportage, le interviste, i commenti.
Sono meglio i giornali loro o nostri? Diciamo che sono diversi, anche perché sono diversi i lettori. Qui chi compra un quotidiano vuole leggere, e non scorrere i titoli. Infatti la Germania è l'unico paese in cui la stampa gratuita non ha funzionato. Non si fidano di chi regala un prodotto.
Infine, i giornalisti. Qui non esiste un ordine. E i miei colleghi sono iscritti al sindacato dei poligrafici, come i tipografi. Quando, molti anni fa, durante una riunione sindacale, forse l'unica a cui fui presente, proposi di abolire l'ordine, qualcuno voleva denunciarmi ai probiviri. Avrà avuto ragione, ma in Germania un ordine non serve. I miei colleghi possono fare una domanda cattiva anche alla Cancelliera o a un ministro, e non rischiano la carriera. La rischierebbe il politico se osasse vendicarsi. I quotidiani non hanno sovvenzioni, ma gli arbitri rispettano le regole del gioco. Non sempre, quasi sempre. Tutto qui.

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