- Ma oggi credo di essere diventato veramente straniero in questo mondo.
Vuoi sapere se mi trovavo bene in Russia?
Vivevo negli ultimi mesi in uno stato per il quale non c'è un nome, né in russo né in tedesco, probabilmente in nessuna lingua del mondo, in uno stato tra la rassegnazione e l'attesa. Immagino che i morti si trovino per un istante in questa situazione, quando hanno abbandonato la vita terrena e non hanno ancora iniziato quell'altra. Mi sembrava di avere assolto un compito, di averlo assolto così totalmente e nettamente da non avere più il diritto di indugiare alla vista della sua inesorabile conclusione. Era come se Baranowicz fosse morto e Tunda non fosse ancora nato.
[J. Roth, Fuga senza fine, Milano, Adelphi, 1976]
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