Un buco nell'acqua.

domenica 6 novembre 2011

Danza nel mare.

Non avevamo nessuna lingua in comune. Lei stava da sola dietro una porta sulla strada, due stanze in penombra. Guardavamo la televisione sul divano, indifferenti entrambi all'orologio. Era pomeriggio, sentì che ero triste e volle darmi piacere. Mi prese nella bocca dolcemente, come qualcuno che regala un sorriso. Più tardi, sul letto, mi addormentai dentro di lei arreso e svuotato, contenuto, contento.
Era bellissima. Non usciva mai. La sua vita era imprigionata in quelle stanze. Non aveva nessun documento di identità. La sorvegliavano. Era senza nulla, senza tempo. Pensai di regalarle il mare. Era già questo un'avventura e una sfida. Mi aspettò con l'asciugamano piegato nella borsetta. Una volta in spiaggia, tra la gente, davanti al mare mosso che abbagliava, la sua felicità fu così vera e intensa da farmi star male. Mi supplicò di entrare nell'acqua con lei. Mi tirò, mi spinse, mi piantò un'unghia nel dorso della mano, ferendomi senza volere. Almeno non scappai. Restai vestito a guardarla. Si spogliò. Indossava un costume tutto sbagliato sul corpo perfetto, lo slip verde e il reggipetto rosa. Saltellò timidamente sulle prime onde della riva prima di entrare. Poi fece la ruota nell'acqua.
Nel mare diventò pezzo di natura, al di là della bellezza. La sua gioia così vera era tutt'uno con la sua, la nostra, disperazione. Nuotava per me, si buttava nelle onde come i bambini che vogliono essere guardati e amati dagli adulti. 
Rivedo anni dopo la danza nel mare della giovane puttana russa, quell'estate a V. : che cade e si rialza tra le onde e gli spruzzi, ride girando vorticosamente su se stessa. Tristezza e felicità fuse insieme, come un sorriso quando si piange. 
Uscì dall'acqua tremando, l'aiutai ad asciugarsi, la riportai a casa. Lungo la strada non smise di stringermi e ringraziarmi. Aveva paura che qualcuno la cercasse, o che ci vedesse fuori, insieme. La salutai davanti alla sua porta con un bacio. L'odore del mare. Non la vidi più.
Non ho mai capito se sia possibile salvare gli altri. Ho pensato spesso che avrei dovuto aiutarla, provarci almeno, correre dei rischi.
Più tardi ho pensato che avrei dovuto scrivere di lei. Non l'ho mai fatto.

[B. Sebaste, Oggetti smarriti e altre apparizioni, Roma-Bari, Laterza, "Contromano", 2009]

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