Necessità è la prima parola che mi viene alla mente.
L’ultimo lavoro di Luigi Bernardi, “Maddalena e le apocalissi” (Senzapatria editore, 2011) si configura come il trittico di una tragedia greca senza catarsi, in cui la catastrofe fa da costante. Catastrofe intesa come l’anello disgiuntivo in una soluzione di continuità, la frattura indispensabile a intaccare una condizione di immobilità- una stasi tanto vicina alla putrefazione-, l’evento detonatore necessario a decostruire definitivamente una realtà in agonia, riportandola alle fondamenta, azzerandone la storia, sottraendola all’incantamento del proprio vuoto. La distruzione totale resta il solo mezzo per immaginare la ricostruzione in un futuro ipotetico. Dannoso e inutile sarebbe tentare di rattoppare un mondo accartocciato sulle sue sovrastrutture, ridotto allo stremo delle forze, decelerandone il crollo in quanto complici del suo abbrutimento.
Silenziare la realtà, provocarne l’esplosione finale, diventarne l’apocalisse: questa la sola strada percorribile.
Nei tre racconti che compongono il libro, “Solo il mare”, “Il gioco di M.” e “Fuoco sui miei passi” (già uscito per Senzapatria nell’ottobre 2010) la catastrofe irrompe come realtà ed esigenza individuale nella vita del protagonista, che il lettore vedrà costantemente affiancato da Maddalena, figura femminile di straordinaria carica narrativa e umana, punto di partenza e d’arrivo dell’io narrante. Maddalena in se stessa non è altro che l’ultima istantanea sulla catastrofe. La più nitida, la più fulminante, la più viva. È il ghigno silenzioso che esplode sullo sfondo un secondo prima della fine di tutto. Animata da un’intelligenza lucida e rara, che non cede spazio alle retoriche facili, una determinazione senza uguali, un nichilismo che non ammette alternative alla strage e all’annientamento, Maddalena è la chiave di volta nel progetto di distruzione del suo compagno, rappresenta l’unico elemento che sia in grado di dare un significato alla sua azione e attraverso cui essa possa trovare compimento. Maddalena è l’orizzonte futuro, la vita che deve e può ancora accadere dopo l’apocalisse, il punto di fuga in cui tutte le linee di questa realtà terremotata finiscono per convergere; è una passione forsennata, un sentimento totalizzante, una fusione di corpi e di idee che si compenetrano a tal punto da disegnare con i loro movimenti “un amore cellulare”.
Maddalena non è un’eroina da catarsi. Non c’è risentimento, né rimorso né pentimento nei suoi gesti. È un personaggio estremo, spinto da un’energia primigenia e instancabile tanto da apparire disumano, figlio di una dimensione altra.
Maddalena è l'acrobazia più pirotecnica di un undici settembre.
È l’odore del napalm di prima mattina. E tanto basta.
È l’odore del napalm di prima mattina. E tanto basta.

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