[...] Non credo che gli scrittori siano più intelligenti delle altre persone. Penso solo che possano essere più interessanti nella loro stupidità, o nella loro confusione.
[...] E penso che se uno scrive partendo da una posizione in cui si crede più intelligente di tutti gli altri, vuol dire che o è condiscendente verso il lettore, o gli parla dall'alto in basso, o gli fa dei giochetti, o pensa che il punto sia dimostrare la propria intelligenza.
E a me è capitato questo, che fra i venti e i trent'anni mi sono successe una serie di cose che mi hanno fatto capire che non ero affatto così intelligente. Che non ero affatto così intelligente come pensavo. E mi sono reso conto che c'erano tante altre persone, fra cui gente senza grossa istruzione, mille volte più intelligenti di quanto le ritenevo io. Ho avuto, come si può dire?, una lezione di umiltà, in un certo senso [...]
[DFW, D. Lipsky, Come diventare se stessi, Roma, Minimum fax, 2011, trad. Martina Testa]
Nessun commento:
Posta un commento