Così quei due esseri sfortunati vivevano l'uno per l'altra, Dea sorretta, Gwynplaine accettato.
L'orfana aveva l'orfano.
L'inferma aveva il deforme.
Le loro vedovanze si sposavano. [...]
Era la compenetrazione di due sventure nell'ideale, l'una annullava l'altra. Quelle due esclusioni si accettavano. Quelle due lacune, combinandosi si completavano. Erano uniti da tutto ciò che mancava a ciascuno. Dove uno era povero, l'altro era ricco. La disgrazia dell'uno diventava il tesoro dell'altro. Se Dea non fosse stata cieca avrebbe scelto Gwynplaine? Se Gwynplaine non fosse stato sfigurato, avrebbe preferito Dea? [...] Senza quel provvidenziale assortimento, erano impossibili. Al fondo dell'amore c'era un prodigioso bisogno reciproco.
Gwynplaine salvava Dea, Dea salvava Gwynplaine.
Incontro di sventure che produceva adesione.
Abbraccio di due creature inghiottite nel gorgo. Niente di più stretto, niente di più disperato, niente di più sublime[...]
[V. Hugo, L'uomo che ride, trad. Donata Feroldi, Milano, Mondadori, 2007]
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