Un buco nell'acqua.

martedì 14 febbraio 2012

# 6: Senza luce.

Domenico pensa a come si potrebbe raccontare una storia così, una storia senza luce. Il buio non consente la descrizione, le parole hanno bisogno di luce, di materia sulla quale riflettersi. Il buio è l'immagine piatta di un'assenza, presuppone l'oscuramento di qualcosa che comunque c'è e si potrebbe rivedere da un momento all'altro, se solo tornasse la corrente: è un pieno che che si è svuotato pur mantenendo inalterato il proprio contenuto. Le parole del racconto non farebbero vedere il buio, suggerirebbero invece che cosa si vedrebbe se quel buio non ci fosse. Ci vorrebbe fantasia per assimilare i passaggi della narrazione, bisognerebbe figurarsi la storia attraverso immagini che non si vedono, leggere gli avvenimenti come se ci fosse la luce, e poi pensarli senza la luce che è servita per raccontarli. Solo in questo modo si potrebbe apprezzarne in pieno la drammaticità, cogliere le sfumature che la scrittura ha giocoforza oscurato. Sarebbe una bella sfida, Domenico valuta la difficoltà di lavorarla, una storia senza luce, si ripromette di pensarci, forse di provarci. 
L'obiettivo adesso è un altro. Il suo pensiero torna svelto ad Anna, al conforto di una vendetta maturata da un tempo che gli sembra coincidere con la vita stessa. Si potesse vedere gli occhi, li troverebbe fatti di una materia fredda, la stessa del fucile che stringe fra le mani [...] 
Chissà se Anna sarebbe fiera di quello che sta per compiere. Forse no. Anna combatteva per qualcosa di specifico, era guidata da un ideale, da una sintesi di pensiero che l'aveva attratta come aveva sedotto tanti altri prima di lei, un'idea che la storia aveva prima esaltato e poi cancellato. Combatteva per un ideale così banalmente estremo da pretendere anche il suo sangue, oltre a quello di persone forse più innocenti di lei.
Domenico sa che l'innocenza è un punto di vista, viene invocata solo quando fa comodo. Nessuno può dirsi privo di colpa se accetta i parametri dell'esistenza. È il contratto sociale che stabilisce la perdita dell'innocenza, è l'atto di dare e ricevere la vita. Dopo, subentra il consenso, e tutto quello che avviene appartiene a un universo dove non esistono né etica, né principi, solo una catena infinita di casualità.

[L. Bernardi, Senza luce, Perdisa Pop, 2008]

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